Un’altra Nina come noi, tanti anni fa

«Adesso sono cambiata… Sono una vera attrice, recito con soddisfazione, con entusiasmo, mi inebrio sulla scena e mi sento meravigliosa. E adesso, da quando vivo qui, non faccio che camminare, cammino sempre e penso, penso e sento crescere di giorno in giorno le mie forze spirituali… Io adesso so, capisco, Kostja, che nel nostro lavoro, e non importa se recitiamo in teatro o scriviamo, la cosa più importante non è la gloria, non lo splendore, non ciò che io sognavo per me, bensì la capacità di soffrire. Sappi portare la tua croce e credi. Io credo, e il mio dolore si placa, e quando penso alla mia vocazione, non ho paura della vita»

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Coro dei nascituri – Nelly Sachs

Emozionante … emozionante … emozionante

Poesia in Rete

Nelly Sachs, 1910 Nelly Sachs, 1910

Noi nascituri –
già comincia l’anelito a plasmarci
le rive del sangue si allargano ad accoglierci
come rugiada caliamo nell’amore.
Le ombre del tempo posano ancora
come domande sul nostro segreto.

Voi che amate,
voi che anelate,
udite, voi, malati di commiato:
siamo noi che cominciamo a vivere nei vostri sguardi,
nelle vostre mani che vanno in cerca nella luce azzurra –
siamo noi, che odoriamo di domani.
Già ci aspira il vostro fiato,
ci trae giú nel vostro sonno
nei sogni, che sono il nostro regno
dove la buia nutrice, la notte,
ci fa crescere,
fino a che ci specchiamo nei vostri occhi
fino a che parliamo alle vostre orecchie.

Come farfalle
saremo catturati dagli sgherri del vostro desiderio –
venduti alla terra come voci di uccelli –
noi che odoriamo di domani,
noi luci venture per la vostra tristezza.

Nelly Sachs

(Traduzione di Ida Porena)

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Undici Settembre

Ricordi, Nina? Così nasceva questo blog, due anni fa …

love requiem

Nostra madre, poveretta!
Quando ha capito, Nina le ha subito detto di non preoccuparsi, che era solo una crisi passeggera— ne erano già successe, no? Quindi l’ha congedata velocemente.
Ora sta asciugando con uno straccio le macchie di vino sul pavimento e ogni tanto ride istericamente:
«Non le avevo mai dato della “bastarda”…»
Ma all’improvviso torna seria, mi guarda negli occhi:
«Dove eravamo rimasti?»

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